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- Informazioni sui processi tecnologici e
dei sistemi di lavorazione. Tutti possono contribuire con documentazione,
che deve essere inviata a info@rioweb.it
accompagnata dal nome della fonte, e se possibile al link del
sito dove vi sia la possibilità di un approfondimento.
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| LAVORAZIONE
DEL RAME |
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- LAVORAZIONE DEL RAME
I prodotti ottenuti dalla lavorazione del rame possono essere
suddivisi in due macro
categorie:
- vasellame (casseruole, padelle, pentole,
secchi, paioli, forme per dolci e budini,
alambicchi, caldaie)
- oggetti per l’ arredamento (candelieri,
portaombrelli, portavasi, centrotavola, vassoi,
orologi, caminetti).
- La descrizione che segue delle tecniche
lavorative rispecchia la tradizione della
lavorazione tipica piemontese, anche nell’utilizzo della
terminologia propria del dialetto
locale.
- La battitura a mano (martellatura)
La prima battitura
Il rame è tra i metalli più malleabili a freddo,
per cui esso può essere positivamente
lavorato senza riscaldarlo; la ripetuta martellatura incrudisce
il rame che diviene più
sottile ma anche più duro. Per raddolcirlo, cioè
evitare che con la martellatura la lamiera di rame si rompa, si
provvede al riscaldamento del pezzo, portandolo a 500
gradi, lasciandolo poi raffreddare lentamente (ricottura) o immergendolo
in acqua. Ogni
volta che si riscalda un pezzo si ha la perdita di peso, in quanto
si verificano fenomeni
di ossidazione superficiale.
Le molecole del rame reagiscono al colpo del martello di legno
(o Mazzuola), tendendo
naturalmente a spostarsi dove trovano minore resistenza; quindi
se vi è una parte della
superficie che è già stata martellata e conseguentemente
si è in incrudita, il metallo
scorre verso la parte della lamiera che non è ancora stata
battuta, che cioè non si è
ancora incrudita.
Utilizzando queste caratteristiche l’artigiano può
quindi distendere la superficie oppure,
al contrario riffolarne una parte, cioè ispessirla.
Le operazioni di battitura per curvare e/o per piegare la materia
prima (la lastra di rame
o il rame cavato, derivante dalla lavorazione effettuata in fucina)
sono effettuate su
differenti tipi di incudini (“cavallo” o “palo”).
Quando si vogliono agganciare due
superfici di rame tra loro si effettuano delle successive e reciproche
piegature
(“aggraffatura”).
L’artigiano, usando il solo martello in legno di bosso,
riesce a dare alla lastra rilievi
anche cospicui, ad allargare, a stringere e a spianare.
Un punto particolarmente delicato della lavorazione è il
raccordo tra il fondo e il fianco,
dove il rame più spesso del fondo cambia direzione e sarà
soggetto a particolari
tensioni fisiche, dovendo anche subire calore diretto della fiamma.
Questo raccordo, a seconda dei
casi, può essere ad angolo vivo oppure essere rotondo,
con possibilità intermedie con raccordo formato da un tratto
diagonale congiungente fondo e fianco
(“quara rotta”), oppure senza spigoli vivi (“mezza
tonda”). In questi punti, che
costituiscono di norma una circonferenza, il battitore effettua
non meno di tre giri
concentrici di colpi, in modo da rinforzare le parti e nello stesso
tempo dare gradualità
al passaggio dal maggiore spessore del fondo al fianco del recipiente
che va
leggermente assottigliandosi verso l’alto.
- L’imbutitura
E’ la lavorazione della lamiera che viene deformata a freddo
per ottenere una forma
cava. Si usano lamiere di rame (o ottone) che grazie alla loro
malleabilità possono
stirarsi e piegarsi a freddo senza rompersi. Si prepara un blocco
di legno cavo secondo
la forma desiderata, si appoggia sopra una lastra di rame (o ottone)
e si martella con
forza il centro della lastra, fino ad ammaccarlo progressivamente.
Al termine di questa
procedura si ottiene l’oggetto desiderato.
- Pulitura
L’oggetto viene pulito immergendolo dentro un bagno di acido
solforico (40%) diluito
con acqua (60%) (decapaggio) per togliere tutte le impurità
derivanti dalle varie
ricotture.
Viene quindi ulteriormente lavato con acqua, strofinato con paglietta
e detersivo
(nell’antica lavorazione si utilizzava la cenere) e lasciato
asciugare.
- La martellatura
L’ultima lavorazione da effettuarsi con il martello ha soprattutto,
anche se non soltanto,
fini estetici. Questa martellatura può essere effettuata
a colpi molto vicini l’uno all’altro,
in pratica senza alcuna soluzione di continuità; in tal
modo la superficie non presenta
alcun rilievo, e di conseguenza questo tipo di lavorazione è
detta liscia.
La battitura incrudisce, cioè indurisce, ulteriormente
il metallo; essa è sempre fatta sul fondo del
recipiente, talora è anche ripetuta sui fianchi. Questi
tuttavia possono essere lavorati a
colpi, cioè con martellature distribuite in modo regolare,
distanziate tra loro, a costruire
un ornamento di tipo geometrico, oppure a formare fasi più
o meno originali, a
presentare motivi ben evidenziati. Se queste linee di martellatura
costituiscono vere e
proprie figure, lettere di parole e anche qualcosa di più,
si usa dire che la lavorazione è
a disegno a “rabesco”.
- Le ultime lavorazioni
Terminate le operazioni di battitura, l’artigiano provvede
ad applicare al recipiente i vari
accessori, come ad esempio i manici, e a realizzare l’orlo
secondo opportuni
procedimenti. Viene applicato un tondino di ferro o di ottone
di sezione proporzionata
alla dimensione del recipiente sul suo bordo esterno, il quale
è fornito di una aletta
successivamente ribattuta con l’ausilio di pinze, tenaglie,
mazzuola e martello sino ad
aggraffare strettamente il tondino e a renderlo del tutto invisibile.
Questa operazione
rinforza il recipiente e lo rende adatto a resistere a elevate
tensioni. Per gli oggetti in
cui non è necessario questo rinforzo, ci si limita alla
rifilatura dell’orlo.
Per il vasellame l’applicazione di ansole (traversine per
i paioli, asole per i polentini,
manici, maniglie e ponticelli per le padelle) , si effettua in
genere mediante chiodatura,
ed è quindi necessario bucare con opportuni strumenti il
recipiente al di sotto dell’orlo
rinforzato dal ferro.
- La stagnatura
Se si tratta di utensili da cucina è necessaria la stagnatura,
operazione mediante la
quale l’intero recipiente viene ricoperto da un sottile
strato di stagno che da una parte
aumenta la resistenza del rame alla corrosione, dall’altra
evita il formarsi di velenosi
composti derivati dal contratto del rame con acidi propri di alcuni
alimenti.
Si cosparge di acido cotto il pezzo e si fa sciogliere lo stagno
con un cannello del gas.
Con del cotone lo si distende su tutto il pezzo; terminata questa
operazione si sciacqua
con acqua e si pulisce il pezzo dall’esterno.
Alcuni oggetti (padelle e casseruole) vengono puliti con l’utilizzo
della pulitrice, stracci
di cotone e pasta abrasiva.
- La cesellatura
È una fase di lavorazione della lamiera di rame, ancora
oggi fatta da alcune antiche
botteghe con sistemi che danno pregio e valore al pezzo in lavorazione.
Sono tre i sistemi di cesellatura:
a incisione, a semisbalzo e a sbalzo.
In tutti il cesellatore procede nel seguente modo: prende un pezzo
di lamiera di rame, fa un
disegno e con un punzone (piatto o a biglia piccolo) traccia un’incisione,
utilizzando un
platò di ferro come supporto.
La differenza tra i tre sistemi consiste essenzialmente nella
diversa profondita’ della cesellatura. Nel primo caso il
cesellatore incide in modo leggero il tracciato, mentre negli
altri due casi ne marca i punti più importanti per poi
procedere allo sbalzo, raggiungendo da 1 sino anche a 5 centimetri
di profondità.
La tecnica di sbalzo vera e propria prevede le
seguenti fasi di lavorazione: anzitutto si
imbutisce a proprio piacimento la figura con la mazzuola semitonda
di legno di bosso,
poggiandosi su un cuscino di sabbia, sino a ottenere la profondita’
voluta. Durante
questa operazione la lamiera viene ricotta più volte. Poi
viene fatta una cassetta di
legno grande quanto il quadro, ci si cola della pece greca, quindi
vi si appiccica il pezzo
di rame e si rifinisce lo sbalzo o il semisbalzo con dei punzoni
di legno di bosso o di
ferro non taglienti.
Si toglie dalla pece, si ricuoce
e si immerge in un bagno di
decapaggio, quindi lo si asciuga. Si riempie la parte sbalzata
con della pece greca
molto dura, si staffa il tutto su un pezzo di legno con delle
strettoie, quindi si lascia
raffreddare e con dei punzoni si decora la figura a piacere del
cesellatore. Con un
cannello del gas si scalda fino a far staccare la pece dal rame,
lo si immerge in un
bagno di decapaggio, si pulisce con paglietta di ferro e detersivo
e lo si asciuga. Su un
platò di ferro lo si tira in piano per gli ultimi ritocchi.
Le ultime fasi della lavorazione
prevedono l’immersione in un bagno di brunitura per donare
al lavoro la tinta voluta e la
lucidatura con paglietta asciutta e lucido particolare.
- Più info su http://www.regione.piemonte.it/artig/eccellenza/dwd/disc_metalli.pdf
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